Perché proprio Blue Monday Vodka?
Non vi è mai capitato di alzarvi, un lunedì mattina, e sentire tutto il peso dell'inizio settimana gravarvi addosso? Voi avevate solo voglia che di riprendere dall'ultima vodka lasciata a metà del weekend, e invece ecco l'inizio settimana a guastarvi le feste.
Ecco dunque perché Blue Monday Vodka...
La valida alternativa al cordiale del lunedì ore 7:00.

lunedì 20 maggio 2013

QUELLA CON LE SCARPE GIALLE



Ore 7:30 del mattino.
il bar della stazione è affollato come sempre; siamo a Venezia, anche a quest'ora è già pieno di turisti in partenza o arrivo, per non parlare della massa di pendolari che, come me, ingannano il tempo con un caffè, invece di ridursi tristemente sulla banchina ad aspettare il treno in ritardo. Come sempre.
Da qualche parte, al di sotto del chiacchiericcio generale, arriva remota "Please, Please, Please" degli Smiths ( http://www.youtube.com/watch?v=xLc5dVypsgc ). Una canzone così stonata per questo luogo e questo tempo, eppure così gradevole in questa rara giornata assolata di questo piovoso e recalcitrante maggio, che proprio non ne vuol sapere di ingranare con la primavera...
Mentre aspetto al bancone il mio caffè americano intercetto casualmente un frammento della conversazione del gruppetto di amiche? colleghe? poco discosto da me. Una di loro sta dicendo alle altre, con fare sdegnoso: "Ma quella" - riferendosi chiaramente a me, vista l'occhiataccia lanciatami - "tutta vestita di nero, certo che le scarpe gialle se le poteva proprio risparmiare! Con che altro dovrebbero essere abbinate?" Seguito dagli sghignazzi generali dell'intera combriccola.
In quel preciso momento avrei tanto voluto girarmi e dire: "Con le mutande sono abbinate! Problemi?"
Ma ho perso l'attimo opportuno per avere il diritto ad una replica così teatrale. Mi sono lasciata distrarre dal barista che, con uno sguardo di apprezzamento che lasciava molto poco all'interpretazione circa il suo punto di vista, mi stava porgendo la mia tazza. Lui non disdegnava, era evidente. Cosa poi, è meglio non indagare.

So please, please, please, let me, let me, let me - let me get what I want, this time...

Inutile farsi rovinare la giornata dal commento acido di una sconosciuta al bar. Ovvio.
Eppure non posso fare a meno di chiedermi: perché una il cui personal stylist è certamente un cieco ubriaco (visti l'improponibile trench color topo bagnato e il fouladino 100% acrilico a stampa floreale - col quale sembrava la colf di mia nonna quando porta fuori la spazzatura - che indossava) si permette pure di erigersi ad arbitro del gusto?
Oltre al fatto che, con le mie decolleté di 'Aldo', ero intonata al color del sole quella mattina, io sono per il 'vivi (con stile) e lascia vivere'. Tu ti astieni dal giudicare le mie scarpe, ed io eviterò di vomitare sul tuo Swiffer da collo.

So please, please, please, let me, let me, let me - let me get what I want, this time...

venerdì 22 marzo 2013

CALZE E CAFFE'


Il secondo giorno di Primavera. Una storiella divertente.



C'è un sole splendido fuori dalla finestra. E già la giornata inizia bene, per molti motivi: perché è il venerdì che la settimana (quella che vale la pena di vivere) inizia veramente, perché il venerdì le lezioni iniziano alle 11, perché è il secondo giorno di primavera e ci sono più di 15 gradi.
Per festeggiare mi sono detta: perché non indossare quelle magnifiche calze? Comprate ed ancora mai indossate. Stesso discorso per le scarpe. Quasi un delitto.
Così me ne sono uscita con un tocco di colore a contrastare con l'azzurro puffo del cielo.
Mai avrei creduto di poter creare tanto scalpore nei pochi metri che ho percorso a piedi da casa all'imbarcadero della linea 2. Specialmente perché mi illudevo di aver fatto una scelta, se non proprio castigata, quanto meno più che sobria, a coordinare l'outfit con un tubino sportivo in felpa. Grigio per altro. Nulla di oltraggioso alla vista. credevo.
E invece!
I commenti della gente per strada mi trapassavano le orecchie ogni dove. Ad un certo punto mi sono persino infilata gli auricolari e piazzato l'i-Pod a tutta palla per non sentirli più.
Ma cosa vi spaventa tanto? Sono gambe per Dio!
Mi viene in mente una canzoncina di qualche anno fa...

" [...] Sarà chi sa chi sa, che cosa sarà ma chi lo sa 
Sarà colpa del caldo che fa, sarà l'età chi sa 
Ma le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere completamente i sensi 
Si le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere letteralmente i sensi 

Sarà la primavera con l'estate alle porte 
Saranno le ragazze con le gonne più corte 
E quegli sguardi porte aperte 
Ma le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere completamente i sensi 
Si le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere letteralmente i sensi."

Dual Gang_2002

Sarà chi sa, fatto sta che i commenti mi hanno perseguitata fino alla caffetteria.
Qui la situazione si è sorprendentemente rivoltata.
Io ordinavo il mio solito caffè americano, grande, asporto. Una ragazza che aspettava al banco si gira verso di me, fa cenno al suo amico e mi si rivolge direttamente. Mi sorride e mi fa: "Complimenti! Io ho le stesse calze e le adoro. E le scarpe sono fantastiche!"
Io sorrido, ringrazio e le dico che è in controtendenza. Se solo avesse sentito anche la metà dei commenti che i passanti non si erano risparmiati di lanciarmi, dietro le spalle e non, fino a quel momento.
A quel punto interviene l'amico: "Non ti preoccupare. Non sei tu. E' la provincia. Sei a Treviso: non chiederti oltre il perché."
A quel punto arriva a tutti il caffè. Io e la ragazza ci guardiamo divertite: stesse calze, stesso 'beverone'.
Una mattina e trovare un'amica in una sconosciuta, il secondo giorno di Primavera.
Caffè americano per 2, grazie!

giovedì 21 marzo 2013

UNA PASSEGGIATA PER CORSO COMO



Immaginiamo una situazione tipo: siete a Milano, avete qualche ora libera, e non sapete che cosa andare a vedere.
Non che le fotografie in esposizione non valgano la pena in sé, è piuttosto il criterio con il quale è stato architettato l’intero percorso espositivo a lasciare un po’ a desiderare. Gli archivi Condé-Nast concedevano ben più ampi spunti dai quali partire per esplorare l’universo della fotografia di moda in un intero secolo: il Novecento. E invece ad essere andate in mostra sono sempre le solite firme, con i soliti celeberrimi scatti, principalmente risalenti agli anni settanta e ottanta. Talmente famosi e pubblicatissimi da rendere quasi superflua una mostra loro dedicata. Anche perché in rarissimi casi si trovano esposte le pellicole originali, e per lo più si tratta di ristampe.
La prima sezione dell’esposizione, quella che tratta il primo periodo durante il quale la rivista Vogue fu assorbita dal gruppo Condé-Nast, è a mio parere la più meritevole, perché mette in luce una sperimentazione ormai lontana dal nostro modo ‘patinato’ di concepire il servizio di moda. Artisti a tutto tondo quali, fra i tanti, anche Man Ray collaborarono con Vogue, per photoshooting che contribuirono a cambiare le regole tanto dei servizi di moda quanto della storia della fotografia. È anche vero però che a tale interessante periodo di sperimentazioni la mostra dedica solo qualche breve accenno introduttivo, trasferendo poi l’attenzione sulla seconda metà del secolo.


Decisamente più interessanti sono invece gli scatti di Alfa Castaldi alla Galleria Sozzani (http://www.galleriacarlasozzani.org/#/exhibitions/9).
A parte il fatto che il solo entrare a 10 Corso Como è un’esperienza assolutamente da provare, la mostra è ampia e ben documentata, corredata da un’introduzione della moglie del fotografo, Anna Piaggi, che aiuta già ad inquadrare il criterio che è servito da spartiacque per la cernita delle opere da esporre, nella vasta produzione di Alfa Castaldi: la moda.
Se infatti egli fu artista eclettico, ed iniziò la carriera, divenuta ben presto prepotente passione, dedicandosi ai reportage, l’incontro con Anna Piaggi arricchì i suoi interessi professionali. Si dedicò alla moda senza dimenticare le sue origini. Ne nacque una sintesi del tutto peculiare, a metà tra il reportage e il servizio fotografico inteso in senso più classico. I lavori scaturiti da queste fertili commistioni di mondi, apparentemente così inconciliabili tra loro, sono a tutt’oggi fonte inestinguibile di ispirazione, non solo per la nuova fotografia di moda, ma anche per il visitatore stesso. Ragion per cui consiglio vivamente di andare a vedere l’esposizione in corso, aperta ancora fino al 30 di Marzo.

giovedì 14 marzo 2013

BLOG e STREET SYLE...



Avete presente tutti quei blogger di moda che non fanno altro che aggiornare i propri siti 'postando' giornalmente come si siano vestiti quella mattina?
È opinione comune considerarli come una specie di faro-guida nella giungla dello street syle. Coloro che osano, essi sono coloro il cui compito è mostrare al mondo come si possa andare avanti nel quotidiano, con stile.
Niente di più falso.
Ci credereste se vi dicessi che la maggior parte delle volte i vestiti calzati nei looks del giorno non sono nemmeno di propietà degli indossatori?
Perché è ormai risaputo che, raggiunta una certa fama, inizi poi ad essere molto labile il confine tra consiglio spassionato da blogger e operazione di marketing da prezzolato testimonial...
Di più: oltre al danno anche la beffa!
Come è possibile infatti che - pur di essere sempre un passo avanti nel dettare la moda - in pieno inverno i blogger si facciano fotografare 'casualmente catturati dall'obbiettivo' in abiti dell'uscente collezione P/E?
Semplice: si vestono al momento. E poi, finito lo shooting, riprendono il caro vecchio piumino di sempre. Perché sono umani anche i blogger, dopo tutto.
Parola di chi, girovagando una domenica per Milano, ha potuto incontrare di persona la celebre Blonde Salad, intenta, nel suo completino blu elettrico (chiaramente troppo impalpabile per essere adatto al clima di inizio marzo), a rimettersi frettolosamente il suo Monclaire, subito dopo aver posato per un servizio che sfruttava il capriccioso sole milanese, come se fosse stato pieno agosto, a Capri.
(Vedere per credere il post di oggi: http://www.theblondesalad.com/2013/03/in-the-arms-of-the-ocean-so-sweet-and-so-cold.html)

I MILANESI

Uno scatto davanti al Duomo...

Qualcuno una volta mi ha chiesto: ma è vero il luogo comune che vede i milanesi come i meglio vestiti?
Io lì per lì non ho potuto che assentire, guardandomi casualmente attorno. Mi trovavo davanti alla Scala, e nel viavai continuo di un'assolata domenica pomeriggio, le ragazze indossavano giacchine di tweed abbinate a shopper di pelle in tinte pastello, gli uomini, in perfetto stile casual, erano impeccabili nei loro spezzati.
Sì, è vero, mi venne da ammettere.
Inoltre pensai: non per nulla mr. Scott Shumann è proprio a Milano che cattura la maggior parte dei suoi scatti italiani.
Passati un po' di giorni da quella domanda in pieno stile 'chiacchiere da bar', mi capitò di ripensarci.
Mi trovavo a Treviso questa volta, e lungo viale Cesare Battisti mi dirigevo al Duomo. Era una bella giornata e i passanti sembravano prendersela comoda nel recarsi al lavoro. Questo mi diede il tempo di osservarli attentamente: erano ben vestiti anche i trevigiani! Con uno stile più da completo o tailleur, molto formale.
Così mi capitò di ripensare alla mia risposta, e alle motivazioni che mi avevano portato a darla: effettivamente The Sartorialist spesso pubblica anche foto di fiorentini. E non solo in periodo Pitti.
Dunque?
Che sia l'Italia in generale ad essere 'stilosa'?
...e poi ho pensato a Venezia. E tutta la mia teoria è finita gambe all'aria. Mai visto una popolazione peggio agghindata dei veneziani. Lo stile dilagante è il falso-alternativo: birkenstock anche in inverno - corredati da calzettoni in lana - jeans sdruciti e abbinamenti multicolore improbabili. Tutti che gridano al mondo i loro svariati impegni sociali attraverso le stampe sulle borse in tela. L'anello al naso è un must mai tramontato dagli anni '90.
E pensare che proprio all'Università I.U.A.V. di Venezia fa capo la sezione in Design della Moda (con sede a Treviso...), una delle poche facoltà di moda in Italia...
A quel punto mi sono depressa. Io sono di Venezia.

martedì 5 marzo 2013

CÉLINE_P/E 2013


E queste sono le altre proposte P/E 2013 di Céline, a corredo dei sandali del post 22...

Oh MY SHOES!*


Ancora un appunto riguardo alle nuove proposte moda per le scarpe…

PERCHÉ LE CASE DI MODA CONTINUANO A PROPORCI I FRANCESCANI?
PERCHÉ?!

Sono letteralmente anti-estetici. Non si può dire nulla a loro discolpa, nemmeno puntando tutto sulla tesi della comodità. Perché ci sono tanti altri modelli di sandali bassi che possono competere su quel piano, senza per questo rinunciare al buon gusto: i sandali alla romana, per esempio.
Si salvino i Birkenstock, solo perché, tra i loro infiniti modelli, c’è anche modo di trovarne di più graziosi.
Ma quelli proposti da Marni durante la scorsa edizione di Milano Moda Donna proprio non si possono vedere…

E che cosa dire invece della versione ‘pelosa’ di Céline? (P/E 2013)

A voi l'ultima parola!

In riferimento al titolo del post: http://www.ohmyshoes.it/

lunedì 4 marzo 2013

I BIRKENSTOCK E I CALZINI... IMPROBABILE ACCOPPIATA

Che cosa vi hanno sempre insegnato?
I sandali con i calzini proprio no! Sono ammesse solo pochissime fashion eccezioni...
(vedi foto - The Sartorialist)
(http://www.thesartorialist.com/photos/if-you%E2%80%99re-thinking-about%E2%80%A6-socks-and-sandals/)

Bene. Peccato che nessuno l'abbia detto a questa signorina, tale Daniella Robins, blogger (la signorina ha parecchi account, tra Lookbook, TheStyleLine, ecc...) che, per come si è presentata alla settimana della moda di Parigi (foto 1), sembra proprio essere la compagna ideale dell'uomo fashion dell'estate di FB (foto 2)
Foto 1_Daniella Robins
Foto 2_L'uomo Fashion dell'Estate (Facebook)

venerdì 1 marzo 2013

TENDENZE COSTUMI S/S 2013

Parliamo di moda mare 2013...
La tendenza delle ultime stagioni di costumi da bagno sembra essere volta a promuovere le fasce, possibilmente senza spalline, sia nei bikini, sia negli interi (o le vie di mezzo tra interi e 2pz. che sembrano ormai essere il vero trend).
Ovviamente anche io sono caduta nella trappola e ne ho voluto provare (e comprare) uno.
E queste sono le mie impressioni:
Foto: Nuria C.
Bellissima l'idea di unire i due pezzi con una banda sulla parte anteriore, che crea un vedo/non-vedo molto sexy... non fosse che, in assenza delle spalline, quest'espediente rende impossibile quasi qualsiasi tipo di movimento, onde voler evitare di rimanere in topless. L'unico modo efficace di far aderire il pezzo superiore al proprio corpo sembra essere quello di applicarvi un laccetto supplementare, che giri attorno al collo e si leghi al centro della scollatura. Il che però accorcia notevolmente il décolleté come effetto visivo, ed è perciò una soluzione caldamente sconsigliata.
Ponendo invece il caso che, per amor di 'apparire', ci si sottoponga all'estrema tortura del muoversi il meno possibile per non far calare l'impalcatura, si deve fronteggiare però una seconda insidia: le pieghe.
La parte davanti, che, per bellezza, non è allacciata al retro, ad ogni passo si sposta (a meno che non la si voglia letteralmente incollare), creando delle antiestetiche pieghette che, oltre ad accentuare l'effetto 'balena' persino in Kate Moss, per contro schiacciano la figura in senso orizzontale; effetto dal quale scappare a gambe levate, in particolar modo in spiaggia, luogo adibito a sfoggiare un tale outfit, e dove solitamente non si indossano tacchi vertiginosi a confondere le acque.

Conclusione: resta pur sempre un sogno di costume, capace (se indossato ad arte) di far sentire immediatamente sexy qualsiasi donna. Ma troppo scomodo per la vita reale.
Io ho optato per un compromesso: mi seccava ammettere di averlo comprato inutilmente, quindi l'ho indossato per un servizio fotografico (dove ogni posa - e conseguente foto - è stata pensata per far figurare al massimo il capo, persino sul mio corpo...), e poi l'ho risposto nel cassetto dei sogni.

martedì 26 febbraio 2013

LA CHICCA... 2


E sempre sul filone de ‘La Chicca’ del 18 Febbraio scorso, ecco a cosa mi è capitato di assistere durante una nevosa sessione di shopping all’H&M di Corso Vittorio Emanuele…

Come già avevo ampiamente avuto modo di lamentarmi in precedenza: la collezione limitata di Maison Martin Margiela per H&M era ampiamente rimasta invenduta anche nella ben più trendy Milano, e non solo a Venezia.
Due signore sulla cinquantina si avvicinano all’arella espositiva della capsule collection e notano i Painted bianchi (nella foto).
È soprattutto il cartellino del prezzo ad attirarle: € 10,oo.
        - Carla! Guarda questi che carini. Costano solo 10… - Dice distrattamente una all’altra.
L’amica si avvicina, e storce il naso.
        - Sì, ma sono rovinati! Guarda cos’hanno su tutta la gamba! Cosa sono, plastificati?

…A quanto pare non bastava aver messo un cartellino esplicativo in tela, poco più piccolo delle dimensioni di un A4, per identificare le peculiarità della capsule collection.

IL BACKSTAGE DELLA SFILATA DI AQUILANO.RIMONDI - A/I 2013/14


Qualche breve flash dal mondo dei backstage: Sfilata di Aquilano.Rimondi, sabato 23 febbraio 2013, Milano Moda Donna.
Terza Uscita

Il nervosismo è inversamente proporzionale al conto alla rovescia per lo show...

Le uscite della prima modella (di cui ero vestiarista)

Un abito icona della sfilata. La regina di Cuori..

Trucco e Parrucco

Trucco e Parrucco 2

Il moodboard d'ispirazione.

Quello che lasciano i barbari a fine sfilata...

Le Cole dell'Esselunga, intonse, ovviamente.

Eviterò di parlare delle modelle sempre più giovani e sempre più magre; del fatto che le figure dei vestiaristi (lavoro che io stessa ho fatto per riuscire ad intrufolarmi nel backstage della sfilata) sussistono solo in quanto queste ragazze stanno a mala pena in piedi, e non sono in grado di vestirsi da sole. Meno che meno nell’economia di pochi istanti, dettata dai tempi dello show. Così si rende necessario che ci sia chi, oltre a truccarle, pettinarle, sballottarle, dirigerle e tenerle a bacchetta, spingendole spesso verso l’anoressia, le vesta anche. Mentre loro, lo sguardo vacuo, si reggono malamente alle arelle dei vestiti, fragili ed evanescenti come grissini (che non mangiano).

– E, a proposito di cibo: Le bevande offerte al banchetto del backstage erano lattine di cola dell’Esselunga. Che sia la crisi, o la voglia di evitare uno spreco inutile, dato che, puntualmente, tale banchetto viene snobbato in virtù della salvaguardia del forma peso? –

Dirò invece una cosa sola:
Non mi è piaciuta per nulla la passerella.
Il mood d’ispirazione doveva essere la ‘Alice in Wonderland’ di Burton. Il catwolk infatti era scandito da un banale remix della colonna sonora del film della Disney. Ma tutti i riferimenti erano tanto espliciti da sembrar scontati.
Ai caratteristici volumi della griffe erano stati applicati, senza estro, pattern con motivi di cuori e picche. Gli intarsi si riducevano a scollature a cuore e disegni in lacca di fiori e quadri sui tacchi degli stivali.
Nemmeno Moira Orfei nei suoi peggiori incubi…
Quanto meno a parer mio. Ma giudicate pure voi coi vostri occhi dai pochi scatti che mi è riuscito di rubare.

venerdì 22 febbraio 2013

TUTTO IL MONDO SI OCCUPA DI MODA...

Ultimamente sembra che tutto il mondo si occupi di moda. È di moda essere blogger/giornalisti di moda, a quanto pare.
Ma allora, chi la moda la studia davvero, che speranze ha di occuparsi davvero della sua materia, se poi hanno successo solo le eterne studentesse di legge alla Bocconi - ogni riferimento a cose o persone realmente esistenti è puramente casuale - che vengono letteralmente incensate dal pubblico per aver postato null'altro che ridondanti foto auto-celebrative?
Forse per diventare fashion blogger bisogna tassativamente essere narcisisti ed egocentrici, e poco importano le reali competenze in materia...


Fatto sta che, a monte, il malinteso è più complesso.

Blog a parte, l'Italia in generale sembra non avere ancora le idee chiare in fatto di studi e giornalismo di moda. E forse anche sul giornalismo in generale, visto e considerato che siamo l'unico paese che non prevede la necessità di una laurea per essere iscritti all'albo dei giornalisti...
C'è chi si è formato le ossa sul campo (come tutte le nostre firme storiche del giornalismo), sui quali, tanto di cappello, non ho nulla da ridire, se non che ormai sono rimasti in ben pochi.
la maggior parte di chi, al giorno d'oggi, si occupa di giornalismo di moda, fa parte di una selva indistinta di amatoriali scribacchini che considerano l'argomento come troppo frivolo perchè gli si dedichi tempo in studi approfonditi, e troppo poco filosofico per essere preso sul serio. Ne consegue che i commenti circa quella o quell'altra sfilata siano sempre superficiali e poco incisivi. Le parole vengono sprecate nella descrizione degli astanti e delle celebrità presenti allo show, mentre degli abiti si fa solo un breve accenno.
A farla da protagonista sono le foto. E per fortuna! Almeno quelle sanno essere tanto più esaustive quanto più attento è l'occhio che le esamina.
E allora viva The Sartorialist! Che in questa giungla di inesperti critici (improvvisati per la maggior parte) è l'unico che regala uno squarcio oggettivo ed attento sull'argomento.

lunedì 18 febbraio 2013

LA CHICCA...



Discutibile o meno la scelta di H&M di collaborare con Maison Martin Margiela per la sua ultima capsule collection, resta una sola certezza (comprovata di persona)…

Qualche giorno fa mi trovavo nel punto vendita H&M di Venezia, all’ultimo piano, dove in questi giorni sono stati ormai relegati gli ultimi saldi, tra i quali anche qualche sfortunato pezzo griffato Margiela, rimasto invenduto, e mi è capitato di assistere alla seguente scenetta (ndr: è tutto vero):

Una signora – volendo calcare la mano potrei ammettere che si trattava della classica MILF veneziana, con poca classe e appariscenza da vendere – prende in mano uno dei 3, forse 4, biker (vedi foto) di Margiela, rieditati in occasione della suddetta capsule collection, e si reca contrariata dalla commessa del reparto. Le sventaglia sotto il naso il giubbotto e le chiede:
- Mi scusi, capisco che siano anche in saldo a metà prezzo, ma è mica che ne avrebbe uno non fallato?!

Se mai ho avuto pietà di una commessa fu per quella.
E tutto ciò a riprova che, va bene incentivare un marchio low cost, affiancandolo in piccole esperienze di cobranding a grandi case di moda, ma l’operazione necessita anche di un po’ di accortezza: se appositamente il marchio del quale ci si vuol fregiare si rivolge ad un mercato di nicchia, all’interno dello stesso universo della moda, difficilmente la massa, cui si rivolge H&M da sempre, riuscirà ad apprezzare quegli stessi capi. A maggior ragione se vengono solamente rispolverati dall’archivio di una maison come Margiela, senza essere appositamente rivisitati per la nuova fascia di mercato a cui vogliono rivolgersi.

domenica 17 febbraio 2013

IL PVC HA LA MEMORIA CORTA...


Foto 0: tracolla di Valentino. Pvc con profilature di pelle color carne e borchie.
Style.it l’ha annunciato con tanto di squilli di trombe tra gli imperdibili must-have di stagione, eppure a me sembra che la borsa in pvc non sia proprio un’invenzione della Maison Valentino.
Furla sperimenta da anni con materiali innovativi nel bag design, per dirne una. E la sua ultima nata, la Candy Bag (foto 1), è il risultato di una lunga ricerca nel campo delle commistioni tra pellame e plastica.
Volendo rimanere nell’ambito delle grandi firme, anche Prada ha lanciato sul mercato un bauletto in pvc, profilato in pelle nera a contrasto per le prossime primaverea-esatate 2013. (foto 2)
Inoltre vi è un precedente illustre, di qualche anno fa, che mi fa proprio pensare che il pvc abbia la memoria corta: la casa francese del lusso per antonomasia, Louis Vuitton, aveva già fatto un esperimento simile, molte stagioni fa – che oggi ha riproposto, rivisitato, nella versione trasparente con logo e profilature bianche (foto 3) –
L’esperimento era talmente piaciuto che subito gli ambulanti di mezzo mondo si erano organizzati per la copiatura selvaggia, che in un batter d’occhio si è immediatamente così commercializzata, deprezzata ed infine svenduta, che per un’intera stagione le signore alla moda non hanno fatto che invadere le spiagge del Lido di Venezia con le loro maxi shopper Vuitton in pvc, relegando queste borse al solo utilizzo da mare.
Già l’anno successivo, al ritorno della bella stagione, non se ne poteva più di queste onnipresenti borse in plastica, che infatti furono prontamente dismesse e richiuse in un cassetto per essere impunentemente dimenticate dalle fashioniste. Ma non dai fashion designer! che con il consueto meccanismo di cicli e ricicli della moda, le hanno tirate fuori in massa per la primavera-estate 2013.
Foto 1: Candy Bag di Furla in pvc con fondo a contrasto.
Foto 2: Bauletto Prada in pvc con profilature  in pelle nera e chiusura-gioiello a portafoglio.
Foto 3: Louis Vuitton, collezione S/S 2013, in pvc trasparente con logo bianco a contrasto e profilature bianche.
Ora questi trasparenti accessori di lusso si possono ammirare nelle vetrine, non solo di Furla, dove campeggiano da anni, ma anche di Vuitton (nuovamente), di Prada e di Valentino.
A quest’ultimo, o meglio, ai suoi designer Chiuri e Piccioli, va però il merito di aver ‘sfornato’ l’eccellenza (foto 0).
Perché, se anche resta il dubbio amletico sulla non-praticità di queste pochette, dove il poco che entra è anche in bella vista per tutti i ladri e malintenzionati di turno, la più bella della categoria è senza dubbio la tracollina di Valentino, profilata di pelle color carne e borchiata, a ricalcare il mood delle collezioni passate della Maison, con un gusto più aggressivo che compensa piacevolmente la trasparenza. Perché, se è vero che la borsa nasce coprente proprio perché ci sono cose che una signorina porta con sé, ma preferisce nascondere (chi infatti si sognerebbe di infilare in bella vista l’assorbente di scorta nella sua pvc? O anche solo i fazzolettini di carta…), le borchie sembrano lanciare invece il messaggio opposto: sono una lady di classe e non ho nulla da nascondere nella mia Valentino!

sabato 16 febbraio 2013

TRA BON-TON E BON BON…

SMALTI Spring/Summer 2013

Cominciamo con Dior. La nota maison parigina ha sfornato 4 nuance di stagione: 155 Tutu, 355 Rosy Bow, molto Big Babol, a riprova che gli anni “90 stanno inesorabilmente tornando di moda, e 306 Gris Trianon, più il top coat 385: rosa shocking trasparente. (nella foto)

Da sinistra: 155 Tutu, 355 Rosy Bow, 306 Gris Trianon


Top Coat n° 385
Promossi tutti e quattro, a mio parere, anche se in quanto ad innovazione bisogna ammettere che ce c’è ben poca…
Tra Dior e Chanel le novità lanciate per la prossima stagione sembrano cavalcare il già ben consolidato trend del bon-tonbon-bon, che non fa mai male.
Ad ogni modo, il più attraente tra i tre mi è sembrato il 155. Con il suo colore sfacciatamente innocente regala alla manicure un’allure da bimbetta frizzante ed al tempo stesso romantica, in tono con la primavera ormai alle porte.

Interessanti invece sono le due nuovissime tonalità Yves Saint Laurent: 34 e 35, rispettivamente: verde acqua con una nota di oliva, e oro cupo, tendente al color champagne.
Da copiare!

Sephora Duo, n° 04, Pinapple

E a proposito di copiare…
Tra le case low-cost segalo: Sephora Duo, Pinapple 04. Il primo smalto profumato, a detta della casa madre. (Che sia poi vero è tutto da vedere; io l’ho provato e mi pareva odorasse del consueto olezzo di vernice, come qualsiasi altro smalto d’altro canto.) Con l’accortezza di provare le due parti del ‘duo’ separatamente. La base gialla rende molto meglio senza la sovrapposizione dei ridondanti brillantini, e la sua deliziosa colorazione primaverile fa subito venir voglia di un cocktail fruttato, da sorseggiare sulla spiaggia.

Kiko presenta invece la collezione: Celebration. Tra i colori migliori: 417 Blush, che ricorda un po’ le suggestioni fanciullesche di Dior 155 Tutu, e 425 Liquid Gold, un piccolo azzardo di stagione, magari da comprare e serbare per i prossimi autunno e inverno 13-14, quando il lamé tornerà alla ribalta, come annunciato nelle passerelle di Marc Jacobs a New York.
Anche se l’oro più splendente della scorsa collezione se l’è aggiudicato ancora una volta Yves Saint Laurent con l’abbinata: base nera e craquele oro, replicata anche da L’Oréal con Ornamental Gold. (http://www.woonko.com/style/anteprima-smalti-2012-craquele-per-yves-saint-laurent-36117.html)

Yves Saint Laurent, duo: base nera + craquele color oro

venerdì 15 febbraio 2013

ANCHE VOGUE PERDE COLPI...
















Io dico che anche Vogue (Italia ndr) sta perdendo colpi.
Lo speciale sulle sfilate, storico allegato delle uscite dei mesi di Gennaio ed Agosto, in Gennaio 2013 si è ridotto a cosa? Un paio di doppie pagine con immagini-francobollo e la falsa patina di internazionalità, sbandierando l’apertura della rivista anche alle settimane della moda emergenti, e non solo a quelle già consolidate di Milano, Londra, Parigi, New York. Oltretutto il sottomessaggio che filtrava palesemente era: ormai è roba trita e ri-trita andare sempre negli stessi posti.

Ok, posso essere d’accordo. Ma che la critica sia costruttiva allora!
Vogliamo focalizzare la nostra attenzione sul nuovo/emergente? Bene! Mettiamolo a confronto con il conosciuto, consideriamone i punti di forza piuttosto che i talloni d’Achille. Facendo ciò dimostriamo ancora una volta l’egemonia di Vogue sulle altre pubblicazioni del settore, e tutti felici e contenti. Ma sicuramente nessuno si sarebbe mai sognato di tagliare di sana pianta il servizio! (Perché, di fatto, questo è stato attuato – tant’è che quasi ci aspettava che semplicemente lo ‘speciale’ fosse stato ritardato di un mese. E invece a Febbraio è uscito nelle edicole l’allegato Vogue Shopping, che ha inequivocabilmente messo la parola fine alla parentesi da passerella della rivista.)
…quantomeno nessun lettore; perché è evidente invece che la direzione non solo l’ha sognato, ma l’ha pure attuato.