Perché proprio Blue Monday Vodka?
Non vi è mai capitato di alzarvi, un lunedì mattina, e sentire tutto il peso dell'inizio settimana gravarvi addosso? Voi avevate solo voglia che di riprendere dall'ultima vodka lasciata a metà del weekend, e invece ecco l'inizio settimana a guastarvi le feste.
Ecco dunque perché Blue Monday Vodka...
La valida alternativa al cordiale del lunedì ore 7:00.

domenica 30 giugno 2013

VENEZIA: COME TU MI VUOI...

Premessa: questo è sicuramente il post più lungo che io abbia scritto.
Quindi, se volete 'seguirmi', queste sono le tappe che ho percorso circa una settimana fa, per la Venice ArtNight.


Ok. Partiamo.
Si veda la foto sopra per avere un'idea circa in che tipo di considerazione gli autoctoni tengano l''arte'.
In una città nella quale si vive immersi alla (storia) dell'arte e che ospita una delle manifestazioni d'arte contemporanea più mediaticamente rilevanti del mondo, il veneziano tipo 'se ne frega'. (O magari non è stato educato in proposito?)
Ad ogni modo, senza voler sindacare ulteriormente sulle cause, resta un dato di fatto come la popolazione sia quanto meno 'disinteressata' nei confronti del suo stesso patrimonio artistico e culturale. All'incirca per 360 giorni l'anno. Sono esclusi dal novero le seguenti giornate: la settimana in cui la Guggenheim in Novembre, aprei i battenti a gratis per tutti i residenti, la Giornata del FAI, e l'ArtNight.
Tra tutte le succitate, l'ArtNight (http://www.artnightvenezia.it/) - quest'anno alla sua terza edizione - è sicuramente l'iniziativa più interessante.


Nata da un'iniziativa dell'Università Ca' Foscari di Venezia in concomitanza con la scorsa edizione della Biennale Arte (2011), quest'anno la manifestazione ha assunto proporzioni inaudite, coinvolgendo siti sparsi capillarmente in tutto il centro storico.
La formula è semplice, mutuata da quella che generalmente viene chiamata 'notte bianca dei musei': musei e siti di interesse culturale, quali ad esempio biblioteche e sedi universitarie, organizzano attività ed esposizioni aperte fino a tarda ora.

Se volete ripercorrere i miei passi, ecco l'itinerario che ho intrapreso io.

1° TAPPA: Piazza S. Marco 56, Caffè Florian  - Per: Omar Galliani (http://www.artnightvenezia.it/it/evento/2)





2° TAPPA: Calle della Testa 6351 - Atelier Roberta di Camerino














La chicca: il posto era così ben celato - in una via secondaria, all'interno di una corte privata alla quale si accedeva da un insospettabile portone di una residenza privata - che di visitatori per l'occasione se ne sono visti veramente pochi. Di fatti la designer, come veramente fosse stata a casa sua, stava convivialmente cenando in compagnia di pochi intimi...

3° TAPPA: Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252 - Fondazione Querini Stampalia per Matta



4° TAPPA: Future Centre - Campo S. Salvador, 4826


4° TAPPA: Palazzo Grassi, S. Samuele 3231


5° TAPPA: San MArco 3073 - A+A Centro Espositivo Sloveno per l' arte




6° TAPPA: Guggenheim Museo, Palazzo Venier dei Leoni Dorsoduro 701



Ora, per quest'ultima tappa c'è da fare una precisazione: in tutto, tra coda per il biglietto e frettolosa uscita, sarò rimasta nel museo non più di 10 minuti.

L'aria era letteralmente irrespirabile. un'odore nauseabondo da stalla prendeva alla gola fin dal primo ingresso. Anche con tutto il mio amore per l'arte, era inumano resistere a quelle condizioni.
La Guggenheim è una fondazione privata, ampiamente conosciuta (e pubblicizzata) in tutto il mondo. Di affluenza ne registra moltissima, anche a prescindere dall'artnight. Ultimamente però - con la scusa della crisi, che sembra sia destinata a condonare qualsisasi tipo di latrocinio, legalizzandolo - il biglietto d'entrata è sempre più caro, di anno in anno.
Non mi stupisce quindi che il museo sia stato letteralmente preso d'assalto nelle 6 ore durante le quali l'accesso era gratuito.
Cosa esattamente tutti questi visitatori possano effettivamente dire d'aver visto per me però resta un mistero. L'affluenza, con ritmi da ipermercato, impediva qualsiasi estasi da 'sindrome di Stendhal', lo garantisco. Per riuscire a vedere i due quadri per i quali mi ero avventurata fin là (L'impero delle luci di Magritte, e Marx Ernst...) sono stata sballottata dal flusso di persone incessantemente, fino a quasi rasentare con il naso una delle pitture. Il miracolo è che non sia scattato l'antifurto...


7° e ULTIMA TAPPA: Ca' Cappello, San Polo 2035


Purtroppo, data la tarda ora, le poche foto che ho tentato di fare non rendono minimamente giustizia alla bellezza del sito. Dunque proverò a descrivere quanto ho visto, cercando di evocare a parole la meraviglia della vista che mi è stata regalata, quasi per caso.
Una delle sedi dell'Università Ca' Foscari meno conosciute (e per paradosso, anche una delle più belle) è quella ospitata a palazzo Ca' Cappello, di studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea. L'indirizzo suona anche affascinante, ma la realtà è che di iscritti ne vanta ben pochi. Inoltre l'accesso al magnifico palazzo sul Canal Grande è tutt'altro che scontato. Lo si raggiunge alla fine di una serie di tortuose callette - come spesso a Venezia - che sembrano non condurre in nessun luogo. Ma, premio del tenace maratoneta che non si fa abbindolare da questa successione di ingannevoli cul de sac, è una vista senza eguali sul canale più celebre del mondo.
Già dal piano terreno, l'aggetto al piccolo molo del palazzo ripaga ampiamente il tempo speso a perdersi nelle viuzze. Situato sullo stesso lato della sede centrale di Ca' Foscari, ma più in prossimità del ponte di Rialto, regala allo sguardo la prospettiva inedita del primo tratto di canale, prima che la curva lo faccia sfociare alla Salute.
In occasione dell'ArtNight il palazzo era aperto fino alla mezzanotte e offriva la rara occasione di salire fino all'altana - solitamente interdetta al pubblico e agli studenti - dalla quale il panorama da solo sarebbe valso tutta l'ArtNight messa insieme.
Immaginate la luna che si riflette sullo specchio d'acqua, in una calda notte di metà giugno, a tarda ora, ad un'altezza dalla quale lo sguardo abbraccia ampiamente il ponte di Rialto e contemporaneamente la cupola della chiesa della Salute.
Nemmeno a dirlo mi sono trattenuta in questo luogo ameno finchè mi è stato concesso, abbuffandomi con gli occhi di un panorama così eccezionale di cui, anche da veneziana, non potrei mai dire di esser sazia.

Infine una considerazione generale sulla manifestazione. Dovrebbe essere tutti i giorni ArtNight!
E non lo dico tanto per l'entrata gratuita, quanto per la possibilità d'accesso a siti che normalmente sono chiusi all'utenza - tanto locale quanto straniera - ad orari che facilitino il fruitore. Insomma, quello che avviene in quasi tutte le altre città d'arte paragonabili a Venezia.
A Parigi, ad esempio, una sera a settimana tutti i musei sono aperti fino a tardi nella notte. Tutto l'anno. A Venezia invece La Fondazione Musei Civici chiude, al più tardi - esempio: nel periodo estivo - alle 18. In inverno alle 16.30.
Insomma: non siamo più nel medioevo!
I giornali locali hanno parlato di gran successo nelle affluenze, anche dalla provincia. La Biennale, in concomitanza con tutto ciò che già la città offre di suo, ha fatto il resto.
E Venezia era così bella con le luci accese nei negozi fino a tardi!
Perché, con un tale flusso di gente, anche l'economia ne ha giovato, e non solo quella delle ostarie. Per la strada si potevano incontrare le famiglie a zonzo, con mappa alla mano dei siti di interesse, che facevano la loro personale maratona; i turisti - immancabili, ma culturali e non mordi-e-fuggi come di solito - e tanti, tanti giovani che, per una volta, avevano veramente qualcosa da fare la sera.
Peccato sia stato solo il sogno di Cenerentola, e senza lieto fine: a mezzanotte tutto è cessato, senza la prospettiva del principe, della scarpetta, e del 'per sempre felici e contenti'.

lunedì 3 giugno 2013

METROPOLIS OF NOWHERE...


L'idea generale della mostra doveva essere il senso di spaesamento per un popolo che ormai è passato oltre anche al 'post-'91'. Capital of Nowhere - questo il titolo originale della mostra - è la non-capitale della Russia di oggi, dove Mosca non è sentita nel suo ruolo da protagonista, e S.Pietroburgo non riesce ancora a rinascere dalle proprie ceneri, dopo essere stata spogliata e rivestita di troppi nomi in troppo poco tempo...

Bello. Non c'è che dire. Belle le opere, fascinosa la storia, schietti gli artisti - tutti di S. Pietroburgo per l'appunto - nel mettere in gioco apertamente le loro emozioni. E bella la cornice dei nuovi spazi espositivi di Ca' Foscari alle Zattere, che si inaugurano con questa mostra.

A me però ha fatto cosi tanto cinema espressionista tedesco...



giovedì 30 maggio 2013

FACCIATE RIFIUTATE






Ieri si inaugurava, tra gli Eventi Collaterali alla Biennale Arte ’14 – Palazzo Enciclopedico – l’esposizione The Garbage Patch State, installazione dell’artista Maria Cristina Finucci, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con Ca’ Foscari Sostenibile, Università degli Studi di Ca’ Foscari, Venezia.  L’intera operazione mediatica (aperta dal 29/05 al 15/09 con orario: 10-18 tutti i giorni tranne il martedì; e dal 16/09 al 24/11 con orario: lun-ven 10-18 e sab: 10-13.45, chiuso la domenica)  è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’inquinamento acqueo, uno dei tanti mali che affligge il nostro pianeta, ricoperto per la maggior parte della sua superficie di acqua. Il tema è particolarmente caro alla città di Venezia che, come si è visto già durante l’ultima Biennale di Architettura (l’anno scorso: edizione 2012), ha un occhio di riguardo al riciclo, in ogni sua forma, a partire da quella artistica.
Se il plauso va tutto a favore del messaggio lanciato con quest’imponente opera, che adorna il muro di cinta del cortile di Ca’ Foscari, non si può dire altrettanto circa l’originalità dell’atto.
Illustri precedenti infatti risalgono ad anni addietro.
In linea generale il movimento madre di tutte queste iniziative che vogliono colpire la cittadinanza con un messaggio forte, prima di tutto come impatto visivo, è la guerrilla knitting (http://www.architetturaecosostenibile.it/curiosita/varie/guerrilla-knitting-colorare-citta-ago-filo-015.html) nata inizialmente per semplice abbellimento, seppur di protesta, nelle zone pubbliche più degradata delle città, spesso decentrate in periferia, e successivamente affermatesi anche come forma d’arte alternativa.











A Venezia nello specifico c’è da ricordare invece l’artista El Anatsui, di origini africane, che, sempre in occasione della Biennale Arte – 2007, in questo caso – non si limitò solamente ad esporre le sue opere nel padiglione dedicatogli alle Corderie dell’Arsenale, ma profittò del restauro della facciata di Palazzo Fortuny per ricoprirla letteralmente con una sua installazione, adagiandola sull’impalcatura esterna.
Il connubio fu particolarmente felice, pure Vogue Uomo se ne interessò. (http://www.vogue.it/uomo-vogue/people/2012/05/el-anatsui). Le opere dell’artista, particolarmente sensibile alle tematiche del riciclo, anche come forma di riscatto per la sua terra d’origine, che da sempre viene sfruttata come discarica per i rifiuti occidentali, appaiono quasi come tessuti preziosi. Ironia della sorte: dalla spazzatura all’oro e le pietre preziose. Perché queste opere sembrano un fortunato incrocio tra le fantasie secessioniste ritratte da Gustav Klimt nei suoi dipinti (vedi: La Giuditta II, conservata alla Galleria di Arte Moderna di Ca’ Pesaro – Venezia), e, per rimanere in ambito lagunare, le murrine prodotte sull’isola di Murano. Senza contare inoltre che la sede della Fondazione Musei Civici di Venezia che, durante l’estate 2007, l’opera di Anatsui andò a ricoprire fu primariamente la residenza di Mariano Fortuny y Madrazo, che, ante temporem, sembrava voler unire nella sua arte proprio tutti queste suggestioni…



lunedì 27 maggio 2013

IL SALONE DA BALLO DI SISSI




Nello stesso salone da ballo dove un tempo risuonava l’eco dei passi di Sissi, che lo attraversava per andare a ritirarsi nei suoi appartamenti, dove oggi alloggiano maestosi Orfeo ed Euridice del Canova, e dove, per la sua costruzione, Napoleone a suo tempo aveva fatto demolire una chiesa e interrare un rio, pur di creare quella che è chiamata l’Ala Napoleonica delle Procuratie Nuove, in Piazza S. Marco… dall’8 Marzo al 5 Maggio sono stati esposti gli abiti della collezione P/E 2013 di Agatha Ruiz de la Prada, già precedentemente presentati alla Fashion Week a Madrid.
Ora, a mostra conclusasi, a mio parere, le considerazioni da fare sono due:
Da un lato il plauso per l’idea di utilizzare questa splendida location, di fresco annessa al restaurato percorso museale di recente apertura, assieme agli appartamenti privati della succitata Sissi, icona (quasi) pop di stile dopo i film con Romy Schneider nella seconda metà degli anni cinquanta.
E proprio dalla pop-art era partita la Ruiz della Prada nei suoi vent’anni come prima ispirazione durante l’accademia di belle arti…
In generale questo è un luogo che avrebbe potenzialmente molto da offrire alla moda, magari in connubio con il museo di palazzo Mocenigo, magari come sua vetrina privilegiata nel salotto della città.
D’altro canto però mi è inevitabile non fare un’aperta critica a chi ha organizzato l’evento credendo che, col solo fatto di essere in un posto così incantevole, non ci fosse bisogno di strutturare un concept alla mostra, ma si potesse vivere di rendita grazie alle vestigia del Museo Correr stesso. Nulla di più sbagliato.
La posizione decentrata rispetto al percorso museale canonico, e la chiara visibilità del salone da ballo rispetto allo scalone d’accesso del museo, esigevano che la personale fosse racchiusa in un suo habitat creato per l’occasione.
Quello che invece è stato fatto è stato piazzare là, in circolo, con un cordone a transennarli, i 31 abiti, in ordine sparso. Non una riga di spiegazione, non un ordine logico che spiegasse le origini della collezione.
Cosa dire dunque?
Bene. Mi fa piacere che l’Assessorato alla Cittadinanza delle donne e alle Attività Culturali del Comune di Venezia si adoperi per intavolare questo genere di eventi di cui la mia bella città è tristemente carente; detto questo, di strada da fare trovo ce ne sia ancora molta.
Quindi faccio un appello: la prossima volta magari non è così importante che la mostra apra il giorno esatto della Festa della Donna. Piuttosto prendetevi pure più tempo per organizzarla un minimo meglio; sono sicura che la cittadinanza delle donne non ve ne vorrà a male, anzi!
Perché in tutto ciò non ho parlato della parte peggiore di tutta la faccenda: gli abiti di Agatha Ruiz de la Prada sono tutt’altro che scontati. Al contrario sono folli e molto strutturati, e questa collezione in particolare aveva un significato profondo nella sua carriera: celebrava con 31 abiti i 31 anni passati nella moda. (Le foto di alcuni di essi lo dimostrano ampiamente) È quindi un peccato che  l’esposizione non abbia saputo dar loro il rilievo che meritavano, e che ora, a mostra terminata, non sia rimasto nulla dell’evento, non una brochure, non un una sola riga di didascalia, non un bel ricordo.




lunedì 20 maggio 2013

QUELLA CON LE SCARPE GIALLE



Ore 7:30 del mattino.
il bar della stazione è affollato come sempre; siamo a Venezia, anche a quest'ora è già pieno di turisti in partenza o arrivo, per non parlare della massa di pendolari che, come me, ingannano il tempo con un caffè, invece di ridursi tristemente sulla banchina ad aspettare il treno in ritardo. Come sempre.
Da qualche parte, al di sotto del chiacchiericcio generale, arriva remota "Please, Please, Please" degli Smiths ( http://www.youtube.com/watch?v=xLc5dVypsgc ). Una canzone così stonata per questo luogo e questo tempo, eppure così gradevole in questa rara giornata assolata di questo piovoso e recalcitrante maggio, che proprio non ne vuol sapere di ingranare con la primavera...
Mentre aspetto al bancone il mio caffè americano intercetto casualmente un frammento della conversazione del gruppetto di amiche? colleghe? poco discosto da me. Una di loro sta dicendo alle altre, con fare sdegnoso: "Ma quella" - riferendosi chiaramente a me, vista l'occhiataccia lanciatami - "tutta vestita di nero, certo che le scarpe gialle se le poteva proprio risparmiare! Con che altro dovrebbero essere abbinate?" Seguito dagli sghignazzi generali dell'intera combriccola.
In quel preciso momento avrei tanto voluto girarmi e dire: "Con le mutande sono abbinate! Problemi?"
Ma ho perso l'attimo opportuno per avere il diritto ad una replica così teatrale. Mi sono lasciata distrarre dal barista che, con uno sguardo di apprezzamento che lasciava molto poco all'interpretazione circa il suo punto di vista, mi stava porgendo la mia tazza. Lui non disdegnava, era evidente. Cosa poi, è meglio non indagare.

So please, please, please, let me, let me, let me - let me get what I want, this time...

Inutile farsi rovinare la giornata dal commento acido di una sconosciuta al bar. Ovvio.
Eppure non posso fare a meno di chiedermi: perché una il cui personal stylist è certamente un cieco ubriaco (visti l'improponibile trench color topo bagnato e il fouladino 100% acrilico a stampa floreale - col quale sembrava la colf di mia nonna quando porta fuori la spazzatura - che indossava) si permette pure di erigersi ad arbitro del gusto?
Oltre al fatto che, con le mie decolleté di 'Aldo', ero intonata al color del sole quella mattina, io sono per il 'vivi (con stile) e lascia vivere'. Tu ti astieni dal giudicare le mie scarpe, ed io eviterò di vomitare sul tuo Swiffer da collo.

So please, please, please, let me, let me, let me - let me get what I want, this time...

venerdì 22 marzo 2013

CALZE E CAFFE'


Il secondo giorno di Primavera. Una storiella divertente.



C'è un sole splendido fuori dalla finestra. E già la giornata inizia bene, per molti motivi: perché è il venerdì che la settimana (quella che vale la pena di vivere) inizia veramente, perché il venerdì le lezioni iniziano alle 11, perché è il secondo giorno di primavera e ci sono più di 15 gradi.
Per festeggiare mi sono detta: perché non indossare quelle magnifiche calze? Comprate ed ancora mai indossate. Stesso discorso per le scarpe. Quasi un delitto.
Così me ne sono uscita con un tocco di colore a contrastare con l'azzurro puffo del cielo.
Mai avrei creduto di poter creare tanto scalpore nei pochi metri che ho percorso a piedi da casa all'imbarcadero della linea 2. Specialmente perché mi illudevo di aver fatto una scelta, se non proprio castigata, quanto meno più che sobria, a coordinare l'outfit con un tubino sportivo in felpa. Grigio per altro. Nulla di oltraggioso alla vista. credevo.
E invece!
I commenti della gente per strada mi trapassavano le orecchie ogni dove. Ad un certo punto mi sono persino infilata gli auricolari e piazzato l'i-Pod a tutta palla per non sentirli più.
Ma cosa vi spaventa tanto? Sono gambe per Dio!
Mi viene in mente una canzoncina di qualche anno fa...

" [...] Sarà chi sa chi sa, che cosa sarà ma chi lo sa 
Sarà colpa del caldo che fa, sarà l'età chi sa 
Ma le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere completamente i sensi 
Si le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere letteralmente i sensi 

Sarà la primavera con l'estate alle porte 
Saranno le ragazze con le gonne più corte 
E quegli sguardi porte aperte 
Ma le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere completamente i sensi 
Si le ragazze di questi tempi 
Ci fanno perdere letteralmente i sensi."

Dual Gang_2002

Sarà chi sa, fatto sta che i commenti mi hanno perseguitata fino alla caffetteria.
Qui la situazione si è sorprendentemente rivoltata.
Io ordinavo il mio solito caffè americano, grande, asporto. Una ragazza che aspettava al banco si gira verso di me, fa cenno al suo amico e mi si rivolge direttamente. Mi sorride e mi fa: "Complimenti! Io ho le stesse calze e le adoro. E le scarpe sono fantastiche!"
Io sorrido, ringrazio e le dico che è in controtendenza. Se solo avesse sentito anche la metà dei commenti che i passanti non si erano risparmiati di lanciarmi, dietro le spalle e non, fino a quel momento.
A quel punto interviene l'amico: "Non ti preoccupare. Non sei tu. E' la provincia. Sei a Treviso: non chiederti oltre il perché."
A quel punto arriva a tutti il caffè. Io e la ragazza ci guardiamo divertite: stesse calze, stesso 'beverone'.
Una mattina e trovare un'amica in una sconosciuta, il secondo giorno di Primavera.
Caffè americano per 2, grazie!

giovedì 21 marzo 2013

UNA PASSEGGIATA PER CORSO COMO



Immaginiamo una situazione tipo: siete a Milano, avete qualche ora libera, e non sapete che cosa andare a vedere.
Non che le fotografie in esposizione non valgano la pena in sé, è piuttosto il criterio con il quale è stato architettato l’intero percorso espositivo a lasciare un po’ a desiderare. Gli archivi Condé-Nast concedevano ben più ampi spunti dai quali partire per esplorare l’universo della fotografia di moda in un intero secolo: il Novecento. E invece ad essere andate in mostra sono sempre le solite firme, con i soliti celeberrimi scatti, principalmente risalenti agli anni settanta e ottanta. Talmente famosi e pubblicatissimi da rendere quasi superflua una mostra loro dedicata. Anche perché in rarissimi casi si trovano esposte le pellicole originali, e per lo più si tratta di ristampe.
La prima sezione dell’esposizione, quella che tratta il primo periodo durante il quale la rivista Vogue fu assorbita dal gruppo Condé-Nast, è a mio parere la più meritevole, perché mette in luce una sperimentazione ormai lontana dal nostro modo ‘patinato’ di concepire il servizio di moda. Artisti a tutto tondo quali, fra i tanti, anche Man Ray collaborarono con Vogue, per photoshooting che contribuirono a cambiare le regole tanto dei servizi di moda quanto della storia della fotografia. È anche vero però che a tale interessante periodo di sperimentazioni la mostra dedica solo qualche breve accenno introduttivo, trasferendo poi l’attenzione sulla seconda metà del secolo.


Decisamente più interessanti sono invece gli scatti di Alfa Castaldi alla Galleria Sozzani (http://www.galleriacarlasozzani.org/#/exhibitions/9).
A parte il fatto che il solo entrare a 10 Corso Como è un’esperienza assolutamente da provare, la mostra è ampia e ben documentata, corredata da un’introduzione della moglie del fotografo, Anna Piaggi, che aiuta già ad inquadrare il criterio che è servito da spartiacque per la cernita delle opere da esporre, nella vasta produzione di Alfa Castaldi: la moda.
Se infatti egli fu artista eclettico, ed iniziò la carriera, divenuta ben presto prepotente passione, dedicandosi ai reportage, l’incontro con Anna Piaggi arricchì i suoi interessi professionali. Si dedicò alla moda senza dimenticare le sue origini. Ne nacque una sintesi del tutto peculiare, a metà tra il reportage e il servizio fotografico inteso in senso più classico. I lavori scaturiti da queste fertili commistioni di mondi, apparentemente così inconciliabili tra loro, sono a tutt’oggi fonte inestinguibile di ispirazione, non solo per la nuova fotografia di moda, ma anche per il visitatore stesso. Ragion per cui consiglio vivamente di andare a vedere l’esposizione in corso, aperta ancora fino al 30 di Marzo.

giovedì 14 marzo 2013

BLOG e STREET SYLE...



Avete presente tutti quei blogger di moda che non fanno altro che aggiornare i propri siti 'postando' giornalmente come si siano vestiti quella mattina?
È opinione comune considerarli come una specie di faro-guida nella giungla dello street syle. Coloro che osano, essi sono coloro il cui compito è mostrare al mondo come si possa andare avanti nel quotidiano, con stile.
Niente di più falso.
Ci credereste se vi dicessi che la maggior parte delle volte i vestiti calzati nei looks del giorno non sono nemmeno di propietà degli indossatori?
Perché è ormai risaputo che, raggiunta una certa fama, inizi poi ad essere molto labile il confine tra consiglio spassionato da blogger e operazione di marketing da prezzolato testimonial...
Di più: oltre al danno anche la beffa!
Come è possibile infatti che - pur di essere sempre un passo avanti nel dettare la moda - in pieno inverno i blogger si facciano fotografare 'casualmente catturati dall'obbiettivo' in abiti dell'uscente collezione P/E?
Semplice: si vestono al momento. E poi, finito lo shooting, riprendono il caro vecchio piumino di sempre. Perché sono umani anche i blogger, dopo tutto.
Parola di chi, girovagando una domenica per Milano, ha potuto incontrare di persona la celebre Blonde Salad, intenta, nel suo completino blu elettrico (chiaramente troppo impalpabile per essere adatto al clima di inizio marzo), a rimettersi frettolosamente il suo Monclaire, subito dopo aver posato per un servizio che sfruttava il capriccioso sole milanese, come se fosse stato pieno agosto, a Capri.
(Vedere per credere il post di oggi: http://www.theblondesalad.com/2013/03/in-the-arms-of-the-ocean-so-sweet-and-so-cold.html)

I MILANESI

Uno scatto davanti al Duomo...

Qualcuno una volta mi ha chiesto: ma è vero il luogo comune che vede i milanesi come i meglio vestiti?
Io lì per lì non ho potuto che assentire, guardandomi casualmente attorno. Mi trovavo davanti alla Scala, e nel viavai continuo di un'assolata domenica pomeriggio, le ragazze indossavano giacchine di tweed abbinate a shopper di pelle in tinte pastello, gli uomini, in perfetto stile casual, erano impeccabili nei loro spezzati.
Sì, è vero, mi venne da ammettere.
Inoltre pensai: non per nulla mr. Scott Shumann è proprio a Milano che cattura la maggior parte dei suoi scatti italiani.
Passati un po' di giorni da quella domanda in pieno stile 'chiacchiere da bar', mi capitò di ripensarci.
Mi trovavo a Treviso questa volta, e lungo viale Cesare Battisti mi dirigevo al Duomo. Era una bella giornata e i passanti sembravano prendersela comoda nel recarsi al lavoro. Questo mi diede il tempo di osservarli attentamente: erano ben vestiti anche i trevigiani! Con uno stile più da completo o tailleur, molto formale.
Così mi capitò di ripensare alla mia risposta, e alle motivazioni che mi avevano portato a darla: effettivamente The Sartorialist spesso pubblica anche foto di fiorentini. E non solo in periodo Pitti.
Dunque?
Che sia l'Italia in generale ad essere 'stilosa'?
...e poi ho pensato a Venezia. E tutta la mia teoria è finita gambe all'aria. Mai visto una popolazione peggio agghindata dei veneziani. Lo stile dilagante è il falso-alternativo: birkenstock anche in inverno - corredati da calzettoni in lana - jeans sdruciti e abbinamenti multicolore improbabili. Tutti che gridano al mondo i loro svariati impegni sociali attraverso le stampe sulle borse in tela. L'anello al naso è un must mai tramontato dagli anni '90.
E pensare che proprio all'Università I.U.A.V. di Venezia fa capo la sezione in Design della Moda (con sede a Treviso...), una delle poche facoltà di moda in Italia...
A quel punto mi sono depressa. Io sono di Venezia.

martedì 5 marzo 2013

CÉLINE_P/E 2013


E queste sono le altre proposte P/E 2013 di Céline, a corredo dei sandali del post 22...

Oh MY SHOES!*


Ancora un appunto riguardo alle nuove proposte moda per le scarpe…

PERCHÉ LE CASE DI MODA CONTINUANO A PROPORCI I FRANCESCANI?
PERCHÉ?!

Sono letteralmente anti-estetici. Non si può dire nulla a loro discolpa, nemmeno puntando tutto sulla tesi della comodità. Perché ci sono tanti altri modelli di sandali bassi che possono competere su quel piano, senza per questo rinunciare al buon gusto: i sandali alla romana, per esempio.
Si salvino i Birkenstock, solo perché, tra i loro infiniti modelli, c’è anche modo di trovarne di più graziosi.
Ma quelli proposti da Marni durante la scorsa edizione di Milano Moda Donna proprio non si possono vedere…

E che cosa dire invece della versione ‘pelosa’ di Céline? (P/E 2013)

A voi l'ultima parola!

In riferimento al titolo del post: http://www.ohmyshoes.it/