Perché proprio Blue Monday Vodka?
Non vi è mai capitato di alzarvi, un lunedì mattina, e sentire tutto il peso dell'inizio settimana gravarvi addosso? Voi avevate solo voglia che di riprendere dall'ultima vodka lasciata a metà del weekend, e invece ecco l'inizio settimana a guastarvi le feste.
Ecco dunque perché Blue Monday Vodka...
La valida alternativa al cordiale del lunedì ore 7:00.

domenica 30 giugno 2013

VENEZIA: COME TU MI VUOI...

Premessa: questo è sicuramente il post più lungo che io abbia scritto.
Quindi, se volete 'seguirmi', queste sono le tappe che ho percorso circa una settimana fa, per la Venice ArtNight.


Ok. Partiamo.
Si veda la foto sopra per avere un'idea circa in che tipo di considerazione gli autoctoni tengano l''arte'.
In una città nella quale si vive immersi alla (storia) dell'arte e che ospita una delle manifestazioni d'arte contemporanea più mediaticamente rilevanti del mondo, il veneziano tipo 'se ne frega'. (O magari non è stato educato in proposito?)
Ad ogni modo, senza voler sindacare ulteriormente sulle cause, resta un dato di fatto come la popolazione sia quanto meno 'disinteressata' nei confronti del suo stesso patrimonio artistico e culturale. All'incirca per 360 giorni l'anno. Sono esclusi dal novero le seguenti giornate: la settimana in cui la Guggenheim in Novembre, aprei i battenti a gratis per tutti i residenti, la Giornata del FAI, e l'ArtNight.
Tra tutte le succitate, l'ArtNight (http://www.artnightvenezia.it/) - quest'anno alla sua terza edizione - è sicuramente l'iniziativa più interessante.


Nata da un'iniziativa dell'Università Ca' Foscari di Venezia in concomitanza con la scorsa edizione della Biennale Arte (2011), quest'anno la manifestazione ha assunto proporzioni inaudite, coinvolgendo siti sparsi capillarmente in tutto il centro storico.
La formula è semplice, mutuata da quella che generalmente viene chiamata 'notte bianca dei musei': musei e siti di interesse culturale, quali ad esempio biblioteche e sedi universitarie, organizzano attività ed esposizioni aperte fino a tarda ora.

Se volete ripercorrere i miei passi, ecco l'itinerario che ho intrapreso io.

1° TAPPA: Piazza S. Marco 56, Caffè Florian  - Per: Omar Galliani (http://www.artnightvenezia.it/it/evento/2)





2° TAPPA: Calle della Testa 6351 - Atelier Roberta di Camerino














La chicca: il posto era così ben celato - in una via secondaria, all'interno di una corte privata alla quale si accedeva da un insospettabile portone di una residenza privata - che di visitatori per l'occasione se ne sono visti veramente pochi. Di fatti la designer, come veramente fosse stata a casa sua, stava convivialmente cenando in compagnia di pochi intimi...

3° TAPPA: Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252 - Fondazione Querini Stampalia per Matta



4° TAPPA: Future Centre - Campo S. Salvador, 4826


4° TAPPA: Palazzo Grassi, S. Samuele 3231


5° TAPPA: San MArco 3073 - A+A Centro Espositivo Sloveno per l' arte




6° TAPPA: Guggenheim Museo, Palazzo Venier dei Leoni Dorsoduro 701



Ora, per quest'ultima tappa c'è da fare una precisazione: in tutto, tra coda per il biglietto e frettolosa uscita, sarò rimasta nel museo non più di 10 minuti.

L'aria era letteralmente irrespirabile. un'odore nauseabondo da stalla prendeva alla gola fin dal primo ingresso. Anche con tutto il mio amore per l'arte, era inumano resistere a quelle condizioni.
La Guggenheim è una fondazione privata, ampiamente conosciuta (e pubblicizzata) in tutto il mondo. Di affluenza ne registra moltissima, anche a prescindere dall'artnight. Ultimamente però - con la scusa della crisi, che sembra sia destinata a condonare qualsisasi tipo di latrocinio, legalizzandolo - il biglietto d'entrata è sempre più caro, di anno in anno.
Non mi stupisce quindi che il museo sia stato letteralmente preso d'assalto nelle 6 ore durante le quali l'accesso era gratuito.
Cosa esattamente tutti questi visitatori possano effettivamente dire d'aver visto per me però resta un mistero. L'affluenza, con ritmi da ipermercato, impediva qualsiasi estasi da 'sindrome di Stendhal', lo garantisco. Per riuscire a vedere i due quadri per i quali mi ero avventurata fin là (L'impero delle luci di Magritte, e Marx Ernst...) sono stata sballottata dal flusso di persone incessantemente, fino a quasi rasentare con il naso una delle pitture. Il miracolo è che non sia scattato l'antifurto...


7° e ULTIMA TAPPA: Ca' Cappello, San Polo 2035


Purtroppo, data la tarda ora, le poche foto che ho tentato di fare non rendono minimamente giustizia alla bellezza del sito. Dunque proverò a descrivere quanto ho visto, cercando di evocare a parole la meraviglia della vista che mi è stata regalata, quasi per caso.
Una delle sedi dell'Università Ca' Foscari meno conosciute (e per paradosso, anche una delle più belle) è quella ospitata a palazzo Ca' Cappello, di studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea. L'indirizzo suona anche affascinante, ma la realtà è che di iscritti ne vanta ben pochi. Inoltre l'accesso al magnifico palazzo sul Canal Grande è tutt'altro che scontato. Lo si raggiunge alla fine di una serie di tortuose callette - come spesso a Venezia - che sembrano non condurre in nessun luogo. Ma, premio del tenace maratoneta che non si fa abbindolare da questa successione di ingannevoli cul de sac, è una vista senza eguali sul canale più celebre del mondo.
Già dal piano terreno, l'aggetto al piccolo molo del palazzo ripaga ampiamente il tempo speso a perdersi nelle viuzze. Situato sullo stesso lato della sede centrale di Ca' Foscari, ma più in prossimità del ponte di Rialto, regala allo sguardo la prospettiva inedita del primo tratto di canale, prima che la curva lo faccia sfociare alla Salute.
In occasione dell'ArtNight il palazzo era aperto fino alla mezzanotte e offriva la rara occasione di salire fino all'altana - solitamente interdetta al pubblico e agli studenti - dalla quale il panorama da solo sarebbe valso tutta l'ArtNight messa insieme.
Immaginate la luna che si riflette sullo specchio d'acqua, in una calda notte di metà giugno, a tarda ora, ad un'altezza dalla quale lo sguardo abbraccia ampiamente il ponte di Rialto e contemporaneamente la cupola della chiesa della Salute.
Nemmeno a dirlo mi sono trattenuta in questo luogo ameno finchè mi è stato concesso, abbuffandomi con gli occhi di un panorama così eccezionale di cui, anche da veneziana, non potrei mai dire di esser sazia.

Infine una considerazione generale sulla manifestazione. Dovrebbe essere tutti i giorni ArtNight!
E non lo dico tanto per l'entrata gratuita, quanto per la possibilità d'accesso a siti che normalmente sono chiusi all'utenza - tanto locale quanto straniera - ad orari che facilitino il fruitore. Insomma, quello che avviene in quasi tutte le altre città d'arte paragonabili a Venezia.
A Parigi, ad esempio, una sera a settimana tutti i musei sono aperti fino a tardi nella notte. Tutto l'anno. A Venezia invece La Fondazione Musei Civici chiude, al più tardi - esempio: nel periodo estivo - alle 18. In inverno alle 16.30.
Insomma: non siamo più nel medioevo!
I giornali locali hanno parlato di gran successo nelle affluenze, anche dalla provincia. La Biennale, in concomitanza con tutto ciò che già la città offre di suo, ha fatto il resto.
E Venezia era così bella con le luci accese nei negozi fino a tardi!
Perché, con un tale flusso di gente, anche l'economia ne ha giovato, e non solo quella delle ostarie. Per la strada si potevano incontrare le famiglie a zonzo, con mappa alla mano dei siti di interesse, che facevano la loro personale maratona; i turisti - immancabili, ma culturali e non mordi-e-fuggi come di solito - e tanti, tanti giovani che, per una volta, avevano veramente qualcosa da fare la sera.
Peccato sia stato solo il sogno di Cenerentola, e senza lieto fine: a mezzanotte tutto è cessato, senza la prospettiva del principe, della scarpetta, e del 'per sempre felici e contenti'.

1 commento:

  1. L'abbellimento del manifesto iniziale è un esempio di performance artistica in classico stile situazionista. Geniale.
    Alla Guggenheim si tratta di un evidente caso di olfactory art (http://museumminute.wordpress.com/2012/12/18/please-sniff-the-exhibition-olfactory-art/) , nella sua variante più provocatoria già intrapresa ai tempi da Joseph Beuys e Paul McCarthy....

    RispondiElimina